La Regione Sardegna ha pubblicato un nuovo avviso pubblico dedicato alla creazione delle Comunità di Tutela della Biodiversità e del Cibo, uno strumento che punta a rafforzare il legame tra agricoltura, territorio, cultura locale e sviluppo delle aree interne.
L’iniziativa nasce dalla Legge Regionale n. 12 del 2025 e mette a disposizione 400.000 euro per sostenere percorsi territoriali capaci di costruire reti locali attorno a biodiversità agricola, filiere corte, saperi tradizionali e produzione alimentare identitaria.
Ma il punto interessante è che il bando non parla soltanto di prodotti.
Parla soprattutto di connessioni.
Un modello basato sulle relazioni territoriali
Nel testo dell’avviso le Comunità del Cibo vengono descritte come accordi territoriali che possono coinvolgere agricoltori custodi, scuole, università, centri di ricerca, ristoratori, associazioni, imprese e enti pubblici.
L’obiettivo dichiarato è:
- valorizzare l’agrobiodiversità;
- rafforzare sistemi territoriali del cibo più resilienti;
- promuovere modelli di sviluppo sostenibile e partecipato.
In altre parole: creare territori che tornino a lavorare insieme.
Un approccio sempre più centrale in Sardegna, soprattutto nelle aree interne, dove le difficoltà legate a spopolamento, frammentazione produttiva e perdita di competenze locali richiedono nuove forme di collaborazione.
Il cibo come infrastruttura culturale
In territori come l’Ogliastra il tema assume un significato ancora più profondo.
Qui il cibo non è mai stato soltanto produzione agricola.
È:
- paesaggio;
- relazioni sociali;
- trasmissione di conoscenze;
- adattamento alle risorse disponibili;
- identità territoriale.
Prodotti come il pistoccu o i culurgiones raccontano sistemi complessi fatti di agricoltura, allevamento, pratiche collettive, stagionalità e saperi tramandati nel tempo.
Per questo oggi parlare di “comunità del cibo” significa anche interrogarsi su come mantenere vive queste connessioni nel futuro.
Una direzione vicina al lavoro dei distretti territoriali
L’impostazione del bando si avvicina molto al lavoro che diversi distretti agroalimentari stanno cercando di costruire in Sardegna.
Anche il Distretto Agroalimentare di Qualità Ogliastra sta lavorando proprio su questo principio:
non aziende isolate, ma filiere che crescono insieme.
Una logica che prova a superare la semplice promozione del prodotto per concentrarsi invece sulla costruzione di reti territoriali più solide, capaci di generare valore economico, sociale e culturale.
Oltre il marketing territoriale
L’aspetto forse più interessante di questa iniziativa è che prova a trattare il cibo non soltanto come elemento commerciale, ma come strumento di coesione territoriale.
Nel bando trovano spazio:
- attività di animazione territoriale;
- coinvolgimento delle comunità locali;
- trasmissione dei saperi tradizionali;
- pratiche agricole sostenibili;
- filiere corte e reti collaborative.
Temi che diventano particolarmente rilevanti in territori dove il futuro dipende sempre più dalla capacità di creare connessioni stabili tra persone, imprese, ricerca e comunità.
Perché forse la sfida più importante oggi non è soltanto produrre bene.
È costruire sistemi territoriali capaci di restare vivi nel tempo.